Lumache e Lumaconi – Parte I

slug_labelledQuello di “lumaca”  è  un lemma   largamente  diffuso nel  bagaglio culturale di un civile medio, senza ombra di dubbio. Nello specifico, si tratta di un mollusco gasteropode, collocato per ragioni tassonomiche nell’ordine dei polmonati in virtù della peculiare struttura di cui si avvale per espletare le proprie finalità respiratorie: un polmone, appunto, riccamente vascolarizzato e messo in comunicazione con l’ambiente esterno mediante una caratteristica apertura, lo pneumostoma. Ovviamente tutti sanno che una lumaca differisce da una chiocciola per una ragione a dir poco palese – mi riferisco, per l’appunto, all’assenza della conchiglia nella prima. :-) Per il resto, questi due simpatici animali condividono molte caratteristiche morfostrutturali e funzionali – come ad esempio la classica locomozione ondulatoria nonché l’ermafroditismo insufficiente in ambito riproduttivo.

Difatti, questo mini excursus scientifico ha una pertinenza pressoché nulla con la tipologia di mollusco che avrei voluto prendere in esame. Per quanto mi rendo conto che sia un paragone improprio, in effetti, mi capita sempre più spesso d’imbattermi in “lumaconi” della specie Homo sapiens piuttosto che negli esemplari originali. Sapete, il naturalista che è in me comincia a sentirsi messo in secondo piano.. :-)

Sorge dunque spontanea la domanda: ma oltre ad indicare una grossa lumaca o un formato di pasta industriale, cosa mai sarà un lumacone?

Probabilmente ognuno avrà una propria personalissima iconografia in merito – c’è chi li chiama “mano morta”, chi “struscioni” o chi invece si concede un più squallidamente omertoso “maniaci”. Ebbene, assecondando il mio immaginario, dicesi lumacone un qualsivoglia individuo di mezza età, solitamente ben vestito ed austero che, approfittando della confusione tipica dei mezzi pubblici, tenta di dare sfogo alle sue pulsioni sessuali: l’etimologia è chiaramente riconducibile alle lente modalità d’approccio e al fare goffamente circospetto che lo caratterizzano.

E’ opinione comune pensare che il target prediletto del lumacone siano ragazzini e ragazzine schivi, forse  troppo pacifici e delicati per esternare una reazione spropositata. Non è forse così vero, dal momento che l’attrazione è mediata da tensioni, perversioni e ricordi di varia fattura – mi risulta che qualcuno abbia tentato un contatto anche con ragazzi non propriamente rassicuranti.

A dirla tutta, nemmeno io credo d’essere così castamente angelico, nella mia semplicità. Più spesso mi è stato detto che la mia gentilezza esteriore nascondesse uno spirito estroso, come se, nonostante le apparenze, emanassi in ogni caso una sensazione di pericolosità – citazione, questa, alquanto infelice da parte di un’insegnante delle scuole superiori.

Pericolosità o meno, la regola non sussiste: il caso ha voluto che il target prescelto per lo scorso giorno fossi proprio io.

Attendevo alla stazione, com’è consuetudine di un pendolare, che arrivasse il solito treno: non abito in centro, dunque ho la necessità di spostarmi per raggiungere la mia sede universitaria. Sin dal principio avevo notato dei movimenti di dubbia fatta da parte di un tale, un signore distinto, che sembrava ronzarmi attorno, osservandomi. In casi come questi riscopro la mia psiche sempre più confusa, combattuta tra un incipit di lusinga ed una sensazione di fastidio – della serie, cosa diamine vuole, questo figuro?

La mia paranoia comincia a farsi sentire, complici le sue occhiate furtive. C’è qualcosa che non torna, o sbaglio? Certo che torna: mi sono imbattuto nel tanto decantato lumacone, un incontro a tu per tu che suona quasi come un invito a nozze!

Segue il fischio del treno e il figuro sembra essersi volatilizzato: macché, mi pedinava di nascosto! Nemmeno il tempo di sistemarmi in cabina, infatti, e me lo ritrovo davanti. Seguono tutta una serie di piccoli ammiccamenti da parte sua, di colpetti apparentemente dettati dal caso (forse così credeva, il lumacone, ma non sono mica così scemo) con tanto di struscio finale al quale mi sottraggo prontamente. Vi risparmio i dettagli per ovvie ragioni.

La questione dei lumaconi mi ha sempre lasciato e mi lascia tuttora pensieroso. In qualche modo mi ritrovo un moralismo di stampo prettamente femminista che mi suggerisce di diffidare ad ogni costo da soggetti siffatti. Per la verità, non posso nascondere una certa curiosità intrinseca nei confronti di tutto ciò: alla lontana, si tratta pur sempre di una forma di approccio. Certo, avrei senza dubbio preferito che il figuro restasse tale, piuttosto che evolversi, (in lumacone, ovviamente) magari salutandomi o (forse è chiedere troppo) rivolgendomi un mesto complimento. Non sarebbe stato un problema.

Mi rendo conto che tutto questo mi faccia apparire superficiale ma la realtà omosessuale (purtroppo, aggiungo io) continua ad essere forzata ad un’asfissiante forma di oscurantismo. E in un paese come questo, dove molteplici contesti sono relegati nell’ombra dell’ignoranza, è inevitabile che si creino i presupposti per una gran confusione. Che il lumacone fosse un povero gay represso in cerca di svago o più semplicemente un malato doppiogiochista con moglie e figli a carico, non è dato saperlo – ma di certo non si sarebbe mai azzardato a confessare il promotore della sua attrazione per me. Intanto, una cosa è sicura: grazie alla sopra menzionata ignoranza, non è possibile far chiarezza – in nessun caso.

Bandendo i moralismi, dunque, il contatto di per sé non è così deplorevole – le modalità in base a cui ha cercato di conseguirlo mi lasciano bensì decisamente deluso per una questione di principio. D’altro canto, è interessante scrutare l’attento operato del lumacone, quando si rivela in tutto il suo essere. Sembrava convinto dell’anonimato delle sue gestualità – quando in realtà era stato identificato ancor prima che me lo ritrovassi di fronte.

Studiarne i viscidi tentativi mi ha affascinato, è vero. Quando il gioco si è palesato un po’ troppo ho preferito interrompere le danze – e direi! Ero tentato dal farglielo notare verbalmente, ma ho affidato tutto al mio sguardo,  mezzo infastidito, mezzo ironico.

Sarei un ipocrita se manifestassi il mio sdegno più crudo nei confronti dell’accaduto – ho avuto modo di analizzare nel contempo le mie reazioni e di rifletterci su. E’ stato fortunato, in ogni caso. Non credo che altri ragazzi, omosessuali o meno, avrebbero reagito in questo modo. Io stesso non so come potrei comportarmi, qualora ci fosse un secondo incontro.

Ma non pensiamoci più. In fondo in fondo, “si è trattato solo di un maniaco”. :-)

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~ di Amairgen su 18 aprile 2009.

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