Insolita folgore

..Così misteriosa, così dolce.

Tale si è rivelata la presenza che mi ha inconsapevolmente tenuto compagnia, quest’oggi. Non è probabilmente un affare così degno di nota – alle volte tendo a conferire connotati eccessivamente romantici anche a fenomenologie emotive di scarso valore – ma si tratta pur sempre di frammenti della mia percezione sensoriale; non me la sento, insomma, di sorvolare, non questa volta – non in questo preciso istante, almeno.

Mano a mano che il tempo si fa strada in avanti, mi rendo sempre più conto di quanto sia basilare un contatto con il prossimo, per confrontarsi davvero con la vita di cui disponiamo. Un incontro, uno sguardo, un sorriso – tutte gestualità che sarebbe un peccato precludersi, standosene ininterrottamente confinati entro la propria dimensione. Sotto questo punto di vista, gli impegni quotidiani si dimostrano ancor più piacevoli di quanto ci si potesse aspettare. Quale scusa migliore di un corso universitario o del canonico orario lavorativo per imbattersi in una persona speciale..? :-)

Ecco, in momenti simili mi chiedo – che senso può mai avere un desiderio di solitudine protratta ancora ed ancora, in quest’ottica? I silenzi di una vita sembrano sciogliersi d’improvviso, come neve al sole.. E pensare che proprio ieri mi è stato detto (o meglio, ripetuto) che la chiave dell’amore risiede nell’amore stesso; l’amore è indice di passione, la passione a sua volta può esser dunque tradotta in una forma d’amore. Stamane ho dunque desiderato – o almeno l’ho creduto: stamane ho immaginato d’essermi innamorato, per un momento fugace.

Incredibile, come un semplice treno possa farsi vettore non solo di passeggeri ma anche di esperienze di vita più o meno complesse. Peraltro, presumo si sia compreso, adoro osservare la gente che vi accede, di volta in volta, mentre me ne sto comodamente appoggiato alla parete della cabina che il destino mi ha riservato. Si, il mio sguardo si diletta nel soffermarsi su quel ragazzo piuttosto che su quell’altro, oppure sull’acconciatura di una signora di mezza età dall’aria vispa, o magari sull’impiegato che scruta, pensoso, i verdi campi in lontananza aldilà di un sudicio vetro..

Avevo intravisto, tra le tante persone, anche il famigerato lumacone della scorsa volta – eh già, proprio lui – che ha saggiamente evitato un contatto visivo con me. Non mi sono nemmeno soffermato più di tanto sull’idea di dovermelo trovare accanto nuovamente, mi ispira semplicemente un leggero senso di fastidio.  

E poi c’era lui. Lui, al quale mi riferisco come se lo conoscessi da una vita – ma che di fatti è forse la prima volta che vedo, in anni ed anni di piccoli viaggi. Mi colpisce subito con i suoi occhi di scuro smeraldo, con il suo portamento non propriamente elegante, con la sua barba incolta. Ha con sé una valigia in pelle naturale, probabilmente lavora in un ufficio.

Si guarda intorno ed alla fine si sistema proprio al mio fianco. Assume un’indole guardinga e circospetta, come tutti: ed io colgo l’occasione per studiarne la fisionomia, così imponente, così rassicurante al tempo stesso. A tratti, sento il suo respiro farsi più pesante, un respiro del quale avrei voluto ubriacarmi, in quell’istante. Il bomber nero e scarno che porta conferisce una parvenza più pesante alla sua già tozza silhouette. Quasi immagino di lasciarmi cadere, convinto che la sua sicura potenza mi avrebbe sorretto; difatti, dentro di me la mia morale è già venuta meno e fatico a non immaginarmi stretto tra le sue braccia.

Cosa darei perché mi parlasse. Cosa darei, anzi, perché fossi proprio io ad avere il coraggio di interrompere la sua eterea e silenziosa compostezza, con l’ausilio di un mio filo di voce.

Nulla di tutto questo è stato. Giunto a destinazione, l’ho visto allontanarsi da me sempre più, inesorabilmente. Così sgraziato, ancor più di quanto potessi aver percepito in principio; così misterioso, il suo fascino, eppure così dolce la sua figura, accanto alla mia..

In qualche suo modo, ad ogni suo passo è corrisposto un progressivo distacco interiore dalla mia illusione momentanea. E’ una strana sensazione, simile ad un lento ritorno sulla terra ferma dopo una mirabile perlustrazione aerea. Se n’è  andato, dunque – ed io, intanto, sono tornato con i piedi per terra.

Pur tuttavia, non ne è conseguita una sensazione di vuoto. Per un momento il mio pensiero si è soffermato su quanto fossi felice d’esser vivo e di poter contemplare una figura maschile così prossima alla mia idea di bellezza, di potermene blandamente innamorare come se stessi sognando ad occhi aperti.

Di percepire un motore autentico dentro di me capace di accendersi.

Che cosa meravigliosa. Adesso mi spiego il buonumore che ha animato tutto il mio mattino.

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~ di Amairgen su 24 aprile 2009.

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