Incontri del secondo (!) tipo

Poco tempo, davvero troppo poco per riuscire a metabolizzare il tutto. D’altronde conviene sfruttare la verve del momento – fra breve dovrò allontanarmi dalla mia postazione pc e non voglio assolutamente che le mie attuali sensazioni vengano mitigate da una rielaborazione serena ed accorta.

Un tipo sui quaranta, dall’aria decisamente tamarra e poco incline alla cura personale – per quanto gli occhialoni da sole ed i jeans blu scuro dalle tinte scambiate potessero indurre a pensare il contrario – mi ha abbordato. Si, si è trattato di un abbordo in piena regola, non credo assolutamente di aver inserito dettagli extra dettati dalla mia virginale paura (citazione a dir poco necessaria, gentilmente concessaci da un mio caro amico). Ad esser sincero, l’accaduto ha seguito una sequenza di flash che ricordo con chiarezza.

Ero sulla via del ritorno, prossimo alla solita stazione. Premetto che mi sentivo relativamente più allegro del solito – ho trascorso una buona giornata, quest’oggi e la cosa mi ha messo di buonumore. Pochi altri passi e si verifica il primo incontro: un marocchino – almeno credo lo fosse – mi chiede l’orario con fare gentile. Rispondo con la solita finta amarezza di non aver l’orologio con me, il che corrisponde al vero, tra parentesi. Insiste con garbo, ossevando il rilievo del mio telefono cellulare che preme contro la tasca interna dei miei pantaloni – furbo, il marocchino, mi aveva studiato; sciocco io, tiro fuori il cellulare e gli comunico l’orario.

“Sono le 11 e 50”, rispondo. Finge di non capire, poi annuisce, fissandomi.

Per un momento comprendo di aver commesso un grave errore. Se si fosse trattato di un rapinatore, gli avrei praticamente fornito un’occasione d’oro, salvo l’orario e la cospicua presenza di passanti che mi hanno inconsapevolmente tranquillizzato.

Ed è qui che scatta la domanda: “Tu abiti qui?”. Eccolo. Diverse conclusioni prendono corpo nella mia mente e scorrono, scorrono velocemente alla stregua di un treno davanti al mio sguardo spaurito e ciecamente convinto della previsione che avevo disegnato in frazioni di secondo. Traffico d’organi. Tagliagola, ladri senza scrupoli. Lo fisso con astio, e mi allontano.

Nel frattempo, ho cercato di rassicurarmi: c’erano effettivamente troppe persone perché potessi preoccuparmi, troppe perché potesse seguirmi e farmi del male senza passare inosservato. Non c’era motivo, dunque, di temere. Con lo sguardo chino verso il basso mi preparo ad attraversare la strada, quando..

L’incontro del secondo tipo, appunto. Un sussurro – “Ciao”. Non ci faccio troppo caso, tutto preso dai miei tentativi di auto-convincimento: la sua voce quasi mi desta dal mio assorto torpore e mi volto, pochi metri dopo – si volta anche lui, aspettandosi un saluto. Incredibile. Faccio finta di nulla e mi grida dietro – “Ehi bello, ma che fai, non mi saluti?”. Non oso nemmeno provare a guardarmi le spalle.. che me lo ritrovo accanto.

“Ciao.. Ti ricordi di me?”

“..Direi di no.”

“Dai, ci siamo visti l’altra sera sul corso.. Non mi saluti più?”

“Guardi, credo proprio si stia sbagliando di brutto.” – ed attraverso la strada. Diamine – mi segue ed attraversa anche lui!

“Vuoi stare un po’ con me..” – aggiunge, in un masticato dialetto che risuona malizioso e disperato al tempo stesso.  “E dai, vuoi stare un po’ con me?”

Faccio per alzare il mio braccio destro. “Guardi.. Non mi costringa a reagire, giri al largo..”

..”Okay, okay, ciao.” – e va via, tornando da dov’era venuto.

Vi lascio immaginare il mio status. Sentivo il cuore pulsarmi nel petto, con vigore, con insolito vigore. A momenti credevo scoppiasse. Verosimilmente, sarò sbiancato. Mi sono letteralmente rifugiato nel treno ed ho trovato conforto in un messaggio che ho mandato al suddetto amico il quale – aggiornamento –  mi ha appena risposto in perfetta sintonia con il suo solito punto di vista.
Della serie, se l’avessi letto al momento avrei avuto un principio d’infarto. =)

Con la lucidità di adesso non saprei cosa pensare.  Si è trattato in tutti sensi di un incontro del secondo tipo – e che tipo! Tuttavia non riesco a fare a meno di stabilire una connessione tra quest’ultimo ed il “primo tipo”, appunto il marocchino. Erano lontani, provenienti dagli opposti diversi della medesima strada, non credo abbiano potuto lanciarsi dei segnali senza che me ne accorgessi – eppure si tratterebbe di una coincidenza troppo vistosa per risultare inosservata.

Magari il secondo figuro era la spalla del primo – il che riporta al “traffico d’organi, tagliagola, ladri senza scrupoli”, o forse era il primo a rappresentare la spalla del romantico tamarro. Strano modo per creare un’occasione di furto, non c’è che dire. Insomma, credo proprio che il tentativo di abbordo ci sia stato – a cosa fosse finalizzato, però, proprio non saprei dirlo.

Non aggiornavo il mio blog da diversi giorni e francamente avrei voluto tornare con un argomento soft dedicato alla mia passione culinaria. Un diario resta in ogni caso un diaro, però – ed è giusto che lo aggiorni ogni qual volta ne senta il bisogno.

Pazienza. Lasciamo perdere.

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~ di Amairgen su 8 maggio 2009.

Una Risposta to “Incontri del secondo (!) tipo”

  1. Il tuo “caro amico” scrisse “Sei irresistibile!” ;)
    E’ un fatto comunque, cucciolo mio, che la tua sensualità sia ormai matura abbastanza da attrarre. Il tuo problema diventa ora quindi.. le persone che sono attratte da te al punto da abbordarti in modo così plateale a te interessano? Puoi trarre un qualche piacere da questi incontri? La prossima volta che qualcuno ti si proporrà cosa farai? Perché capiterà, lo sai, lo vedi che continua a capitare. La mela è matura, ora deve maturare l’albero. :D

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