Incomprensioni intralinguistiche

•9 maggio 2009 • Lascia un commento

 Lui: Ma te ti definisci gay?

Io: Beh, si.. Anche se, certo, preferisco omosessuale.

 Lui: Xké?

Io: Hmm.. gay mi sa troppo di.. “griffato”, me lo concedi? Sembra che con il tempo abbia acquistato connotati effimeri.

Lui: ?

Io: Preferisco omosessuale.. Mi piacciono i ragazzi e gli uomini del mio stesso sesso.. Me ne innamoro – o lo credo, almeno.

Lui: Si okay, preferisci.. Ma sei gay?

..

Incontri del secondo (!) tipo

•8 maggio 2009 • 1 commento

Poco tempo, davvero troppo poco per riuscire a metabolizzare il tutto. D’altronde conviene sfruttare la verve del momento – fra breve dovrò allontanarmi dalla mia postazione pc e non voglio assolutamente che le mie attuali sensazioni vengano mitigate da una rielaborazione serena ed accorta.

Un tipo sui quaranta, dall’aria decisamente tamarra e poco incline alla cura personale – per quanto gli occhialoni da sole ed i jeans blu scuro dalle tinte scambiate potessero indurre a pensare il contrario – mi ha abbordato. Si, si è trattato di un abbordo in piena regola, non credo assolutamente di aver inserito dettagli extra dettati dalla mia virginale paura (citazione a dir poco necessaria, gentilmente concessaci da un mio caro amico). Ad esser sincero, l’accaduto ha seguito una sequenza di flash che ricordo con chiarezza.

Ero sulla via del ritorno, prossimo alla solita stazione. Premetto che mi sentivo relativamente più allegro del solito – ho trascorso una buona giornata, quest’oggi e la cosa mi ha messo di buonumore. Pochi altri passi e si verifica il primo incontro: un marocchino – almeno credo lo fosse – mi chiede l’orario con fare gentile. Rispondo con la solita finta amarezza di non aver l’orologio con me, il che corrisponde al vero, tra parentesi. Insiste con garbo, ossevando il rilievo del mio telefono cellulare che preme contro la tasca interna dei miei pantaloni – furbo, il marocchino, mi aveva studiato; sciocco io, tiro fuori il cellulare e gli comunico l’orario.

“Sono le 11 e 50”, rispondo. Finge di non capire, poi annuisce, fissandomi.

Per un momento comprendo di aver commesso un grave errore. Se si fosse trattato di un rapinatore, gli avrei praticamente fornito un’occasione d’oro, salvo l’orario e la cospicua presenza di passanti che mi hanno inconsapevolmente tranquillizzato.

Ed è qui che scatta la domanda: “Tu abiti qui?”. Eccolo. Diverse conclusioni prendono corpo nella mia mente e scorrono, scorrono velocemente alla stregua di un treno davanti al mio sguardo spaurito e ciecamente convinto della previsione che avevo disegnato in frazioni di secondo. Traffico d’organi. Tagliagola, ladri senza scrupoli. Lo fisso con astio, e mi allontano.

Nel frattempo, ho cercato di rassicurarmi: c’erano effettivamente troppe persone perché potessi preoccuparmi, troppe perché potesse seguirmi e farmi del male senza passare inosservato. Non c’era motivo, dunque, di temere. Con lo sguardo chino verso il basso mi preparo ad attraversare la strada, quando..

L’incontro del secondo tipo, appunto. Un sussurro – “Ciao”. Non ci faccio troppo caso, tutto preso dai miei tentativi di auto-convincimento: la sua voce quasi mi desta dal mio assorto torpore e mi volto, pochi metri dopo – si volta anche lui, aspettandosi un saluto. Incredibile. Faccio finta di nulla e mi grida dietro – “Ehi bello, ma che fai, non mi saluti?”. Non oso nemmeno provare a guardarmi le spalle.. che me lo ritrovo accanto.

“Ciao.. Ti ricordi di me?”

“..Direi di no.”

“Dai, ci siamo visti l’altra sera sul corso.. Non mi saluti più?”

“Guardi, credo proprio si stia sbagliando di brutto.” – ed attraverso la strada. Diamine – mi segue ed attraversa anche lui!

“Vuoi stare un po’ con me..” – aggiunge, in un masticato dialetto che risuona malizioso e disperato al tempo stesso.  “E dai, vuoi stare un po’ con me?”

Faccio per alzare il mio braccio destro. “Guardi.. Non mi costringa a reagire, giri al largo..”

..”Okay, okay, ciao.” – e va via, tornando da dov’era venuto.

Vi lascio immaginare il mio status. Sentivo il cuore pulsarmi nel petto, con vigore, con insolito vigore. A momenti credevo scoppiasse. Verosimilmente, sarò sbiancato. Mi sono letteralmente rifugiato nel treno ed ho trovato conforto in un messaggio che ho mandato al suddetto amico il quale – aggiornamento –  mi ha appena risposto in perfetta sintonia con il suo solito punto di vista.
Della serie, se l’avessi letto al momento avrei avuto un principio d’infarto. =)

Con la lucidità di adesso non saprei cosa pensare.  Si è trattato in tutti sensi di un incontro del secondo tipo – e che tipo! Tuttavia non riesco a fare a meno di stabilire una connessione tra quest’ultimo ed il “primo tipo”, appunto il marocchino. Erano lontani, provenienti dagli opposti diversi della medesima strada, non credo abbiano potuto lanciarsi dei segnali senza che me ne accorgessi – eppure si tratterebbe di una coincidenza troppo vistosa per risultare inosservata.

Magari il secondo figuro era la spalla del primo – il che riporta al “traffico d’organi, tagliagola, ladri senza scrupoli”, o forse era il primo a rappresentare la spalla del romantico tamarro. Strano modo per creare un’occasione di furto, non c’è che dire. Insomma, credo proprio che il tentativo di abbordo ci sia stato – a cosa fosse finalizzato, però, proprio non saprei dirlo.

Non aggiornavo il mio blog da diversi giorni e francamente avrei voluto tornare con un argomento soft dedicato alla mia passione culinaria. Un diario resta in ogni caso un diaro, però – ed è giusto che lo aggiorni ogni qual volta ne senta il bisogno.

Pazienza. Lasciamo perdere.

Insolita folgore

•24 aprile 2009 • Lascia un commento

..Così misteriosa, così dolce.

Tale si è rivelata la presenza che mi ha inconsapevolmente tenuto compagnia, quest’oggi. Non è probabilmente un affare così degno di nota – alle volte tendo a conferire connotati eccessivamente romantici anche a fenomenologie emotive di scarso valore – ma si tratta pur sempre di frammenti della mia percezione sensoriale; non me la sento, insomma, di sorvolare, non questa volta – non in questo preciso istante, almeno.

Mano a mano che il tempo si fa strada in avanti, mi rendo sempre più conto di quanto sia basilare un contatto con il prossimo, per confrontarsi davvero con la vita di cui disponiamo. Un incontro, uno sguardo, un sorriso – tutte gestualità che sarebbe un peccato precludersi, standosene ininterrottamente confinati entro la propria dimensione. Sotto questo punto di vista, gli impegni quotidiani si dimostrano ancor più piacevoli di quanto ci si potesse aspettare. Quale scusa migliore di un corso universitario o del canonico orario lavorativo per imbattersi in una persona speciale..? :-)

Ecco, in momenti simili mi chiedo – che senso può mai avere un desiderio di solitudine protratta ancora ed ancora, in quest’ottica? I silenzi di una vita sembrano sciogliersi d’improvviso, come neve al sole.. E pensare che proprio ieri mi è stato detto (o meglio, ripetuto) che la chiave dell’amore risiede nell’amore stesso; l’amore è indice di passione, la passione a sua volta può esser dunque tradotta in una forma d’amore. Stamane ho dunque desiderato – o almeno l’ho creduto: stamane ho immaginato d’essermi innamorato, per un momento fugace.

Incredibile, come un semplice treno possa farsi vettore non solo di passeggeri ma anche di esperienze di vita più o meno complesse. Peraltro, presumo si sia compreso, adoro osservare la gente che vi accede, di volta in volta, mentre me ne sto comodamente appoggiato alla parete della cabina che il destino mi ha riservato. Si, il mio sguardo si diletta nel soffermarsi su quel ragazzo piuttosto che su quell’altro, oppure sull’acconciatura di una signora di mezza età dall’aria vispa, o magari sull’impiegato che scruta, pensoso, i verdi campi in lontananza aldilà di un sudicio vetro..

Avevo intravisto, tra le tante persone, anche il famigerato lumacone della scorsa volta – eh già, proprio lui – che ha saggiamente evitato un contatto visivo con me. Non mi sono nemmeno soffermato più di tanto sull’idea di dovermelo trovare accanto nuovamente, mi ispira semplicemente un leggero senso di fastidio.  

E poi c’era lui. Lui, al quale mi riferisco come se lo conoscessi da una vita – ma che di fatti è forse la prima volta che vedo, in anni ed anni di piccoli viaggi. Mi colpisce subito con i suoi occhi di scuro smeraldo, con il suo portamento non propriamente elegante, con la sua barba incolta. Ha con sé una valigia in pelle naturale, probabilmente lavora in un ufficio.

Si guarda intorno ed alla fine si sistema proprio al mio fianco. Assume un’indole guardinga e circospetta, come tutti: ed io colgo l’occasione per studiarne la fisionomia, così imponente, così rassicurante al tempo stesso. A tratti, sento il suo respiro farsi più pesante, un respiro del quale avrei voluto ubriacarmi, in quell’istante. Il bomber nero e scarno che porta conferisce una parvenza più pesante alla sua già tozza silhouette. Quasi immagino di lasciarmi cadere, convinto che la sua sicura potenza mi avrebbe sorretto; difatti, dentro di me la mia morale è già venuta meno e fatico a non immaginarmi stretto tra le sue braccia.

Cosa darei perché mi parlasse. Cosa darei, anzi, perché fossi proprio io ad avere il coraggio di interrompere la sua eterea e silenziosa compostezza, con l’ausilio di un mio filo di voce.

Nulla di tutto questo è stato. Giunto a destinazione, l’ho visto allontanarsi da me sempre più, inesorabilmente. Così sgraziato, ancor più di quanto potessi aver percepito in principio; così misterioso, il suo fascino, eppure così dolce la sua figura, accanto alla mia..

In qualche suo modo, ad ogni suo passo è corrisposto un progressivo distacco interiore dalla mia illusione momentanea. E’ una strana sensazione, simile ad un lento ritorno sulla terra ferma dopo una mirabile perlustrazione aerea. Se n’è  andato, dunque – ed io, intanto, sono tornato con i piedi per terra.

Pur tuttavia, non ne è conseguita una sensazione di vuoto. Per un momento il mio pensiero si è soffermato su quanto fossi felice d’esser vivo e di poter contemplare una figura maschile così prossima alla mia idea di bellezza, di potermene blandamente innamorare come se stessi sognando ad occhi aperti.

Di percepire un motore autentico dentro di me capace di accendersi.

Che cosa meravigliosa. Adesso mi spiego il buonumore che ha animato tutto il mio mattino.

Lumache e Lumaconi – Parte I

•18 aprile 2009 • Lascia un commento

slug_labelledQuello di “lumaca”  è  un lemma   largamente  diffuso nel  bagaglio culturale di un civile medio, senza ombra di dubbio. Nello specifico, si tratta di un mollusco gasteropode, collocato per ragioni tassonomiche nell’ordine dei polmonati in virtù della peculiare struttura di cui si avvale per espletare le proprie finalità respiratorie: un polmone, appunto, riccamente vascolarizzato e messo in comunicazione con l’ambiente esterno mediante una caratteristica apertura, lo pneumostoma. Ovviamente tutti sanno che una lumaca differisce da una chiocciola per una ragione a dir poco palese – mi riferisco, per l’appunto, all’assenza della conchiglia nella prima. :-) Per il resto, questi due simpatici animali condividono molte caratteristiche morfostrutturali e funzionali – come ad esempio la classica locomozione ondulatoria nonché l’ermafroditismo insufficiente in ambito riproduttivo.

Difatti, questo mini excursus scientifico ha una pertinenza pressoché nulla con la tipologia di mollusco che avrei voluto prendere in esame. Per quanto mi rendo conto che sia un paragone improprio, in effetti, mi capita sempre più spesso d’imbattermi in “lumaconi” della specie Homo sapiens piuttosto che negli esemplari originali. Sapete, il naturalista che è in me comincia a sentirsi messo in secondo piano.. :-)

Sorge dunque spontanea la domanda: ma oltre ad indicare una grossa lumaca o un formato di pasta industriale, cosa mai sarà un lumacone?

Probabilmente ognuno avrà una propria personalissima iconografia in merito – c’è chi li chiama “mano morta”, chi “struscioni” o chi invece si concede un più squallidamente omertoso “maniaci”. Ebbene, assecondando il mio immaginario, dicesi lumacone un qualsivoglia individuo di mezza età, solitamente ben vestito ed austero che, approfittando della confusione tipica dei mezzi pubblici, tenta di dare sfogo alle sue pulsioni sessuali: l’etimologia è chiaramente riconducibile alle lente modalità d’approccio e al fare goffamente circospetto che lo caratterizzano.

E’ opinione comune pensare che il target prediletto del lumacone siano ragazzini e ragazzine schivi, forse  troppo pacifici e delicati per esternare una reazione spropositata. Non è forse così vero, dal momento che l’attrazione è mediata da tensioni, perversioni e ricordi di varia fattura – mi risulta che qualcuno abbia tentato un contatto anche con ragazzi non propriamente rassicuranti.

A dirla tutta, nemmeno io credo d’essere così castamente angelico, nella mia semplicità. Più spesso mi è stato detto che la mia gentilezza esteriore nascondesse uno spirito estroso, come se, nonostante le apparenze, emanassi in ogni caso una sensazione di pericolosità – citazione, questa, alquanto infelice da parte di un’insegnante delle scuole superiori.

Pericolosità o meno, la regola non sussiste: il caso ha voluto che il target prescelto per lo scorso giorno fossi proprio io.

Attendevo alla stazione, com’è consuetudine di un pendolare, che arrivasse il solito treno: non abito in centro, dunque ho la necessità di spostarmi per raggiungere la mia sede universitaria. Sin dal principio avevo notato dei movimenti di dubbia fatta da parte di un tale, un signore distinto, che sembrava ronzarmi attorno, osservandomi. In casi come questi riscopro la mia psiche sempre più confusa, combattuta tra un incipit di lusinga ed una sensazione di fastidio – della serie, cosa diamine vuole, questo figuro?

La mia paranoia comincia a farsi sentire, complici le sue occhiate furtive. C’è qualcosa che non torna, o sbaglio? Certo che torna: mi sono imbattuto nel tanto decantato lumacone, un incontro a tu per tu che suona quasi come un invito a nozze!

Segue il fischio del treno e il figuro sembra essersi volatilizzato: macché, mi pedinava di nascosto! Nemmeno il tempo di sistemarmi in cabina, infatti, e me lo ritrovo davanti. Seguono tutta una serie di piccoli ammiccamenti da parte sua, di colpetti apparentemente dettati dal caso (forse così credeva, il lumacone, ma non sono mica così scemo) con tanto di struscio finale al quale mi sottraggo prontamente. Vi risparmio i dettagli per ovvie ragioni.

La questione dei lumaconi mi ha sempre lasciato e mi lascia tuttora pensieroso. In qualche modo mi ritrovo un moralismo di stampo prettamente femminista che mi suggerisce di diffidare ad ogni costo da soggetti siffatti. Per la verità, non posso nascondere una certa curiosità intrinseca nei confronti di tutto ciò: alla lontana, si tratta pur sempre di una forma di approccio. Certo, avrei senza dubbio preferito che il figuro restasse tale, piuttosto che evolversi, (in lumacone, ovviamente) magari salutandomi o (forse è chiedere troppo) rivolgendomi un mesto complimento. Non sarebbe stato un problema.

Mi rendo conto che tutto questo mi faccia apparire superficiale ma la realtà omosessuale (purtroppo, aggiungo io) continua ad essere forzata ad un’asfissiante forma di oscurantismo. E in un paese come questo, dove molteplici contesti sono relegati nell’ombra dell’ignoranza, è inevitabile che si creino i presupposti per una gran confusione. Che il lumacone fosse un povero gay represso in cerca di svago o più semplicemente un malato doppiogiochista con moglie e figli a carico, non è dato saperlo – ma di certo non si sarebbe mai azzardato a confessare il promotore della sua attrazione per me. Intanto, una cosa è sicura: grazie alla sopra menzionata ignoranza, non è possibile far chiarezza – in nessun caso.

Bandendo i moralismi, dunque, il contatto di per sé non è così deplorevole – le modalità in base a cui ha cercato di conseguirlo mi lasciano bensì decisamente deluso per una questione di principio. D’altro canto, è interessante scrutare l’attento operato del lumacone, quando si rivela in tutto il suo essere. Sembrava convinto dell’anonimato delle sue gestualità – quando in realtà era stato identificato ancor prima che me lo ritrovassi di fronte.

Studiarne i viscidi tentativi mi ha affascinato, è vero. Quando il gioco si è palesato un po’ troppo ho preferito interrompere le danze – e direi! Ero tentato dal farglielo notare verbalmente, ma ho affidato tutto al mio sguardo,  mezzo infastidito, mezzo ironico.

Sarei un ipocrita se manifestassi il mio sdegno più crudo nei confronti dell’accaduto – ho avuto modo di analizzare nel contempo le mie reazioni e di rifletterci su. E’ stato fortunato, in ogni caso. Non credo che altri ragazzi, omosessuali o meno, avrebbero reagito in questo modo. Io stesso non so come potrei comportarmi, qualora ci fosse un secondo incontro.

Ma non pensiamoci più. In fondo in fondo, “si è trattato solo di un maniaco”. :-)

Ciao mondo..!

•10 aprile 2009 • Lascia un commento

L’immancabile primo post, formulato sull’onda del thrill che contraddistingue un nuovo, aspirante blogger.  Direi che sia un momento alquanto caratteristico, non trovate?  :-)

..Per la verità, dovrei definirmi “più aspirante che nuovo”, poiché non sono propriamene estraneo alla diaristica virtuale. Tempo fa tentai un esperimento di simile portata ma non andò esattamente come avrei voluto – un po’ a causa dell’impostazione di base che avevo dato alla mia ormai dimenticata pagina personale, un po’ (troppo) in seguito all’eccessiva visibilità che aveva conseguito tra i conoscenti stretti. Complice la mia lingua lunga, lo ammetto.

La sensazione che ne conseguì fu a dir poco tremenda. Ci credereste? – non mi sentivo libero nemmeno nel mio piccolo angolo di verità, nel quale avevo finito con il riportare solo ed esclusivamente  interventi criptici e sibillini fino alla nausea – compresa la mia, ovviamente. Se non altro, a suo modo, l’esperienza si rivelò preziosissima sotto un profilo tecnico e stilistico, considerando che tutte le conoscenze elementari di html e di grafica che mi ritrovo attualmente sono dovute proprio a quel blog. Tutto presenta una sua utilità intrinseca, alla fin fine.

Ebbene, da quel confuso pasticciare sono passati almeno un paio d’annetti. Eccomi qui, dunque, più fiducioso che mai!  Tra l’altro, ho anche scelto una piattaforma differente, tanto per ravvivare questo clima di novità. Per adesso WordPress sembra molto promettente: la gestione delle pagine è molto semplice ed intuitiva e a momenti mi sembra d’avere a che fare con un sito personale..!

Vediamo un po’ cosa ne uscirà fuori.